venerdì, 30 maggio 2008


Agostino Di Bartolomei (Roma, 8 aprile 1955 – Castellabate, 30 maggio 1994) è stato un calciatore italiano  che giocava come centrocampista o libero.

Centrocampista forte tecnicamente e fisicamente roccioso, faceva della visione di gioco abbinata alla potenza la sua arma vincente. In possesso di un tiro potentissimo, usava battere punizioni e rigori con una percentuale altissima di realizzazione. Non essendo molto veloce, sostituiva questa sua carenza con il senso della posizione in campo. Regista di assoluta classe, ha guidato in particolare Roma, Milan e Salernitana da assoluto leader di centrocampo.

Biografia

Di Bartolomei nacque in una delle poverissime borgate romane, tra i caseggiati popolari in condizioni di sovraffollamento e miseria.

Crebbe come campione vicino a Tor Marancia, il quartiere nel sud di Roma in cui era nato, nell'Oratorio S. Filippo Neri alla Garbatella. Passò alla Roma giovanissimo, e si fece subito notare per la sua eccellente tecnica di gioco, entrando presto nella prima squadra della Roma, con cui vinse un titolo del campionato Primavera.

Nel 1972 (stagione 72/73), giocò la sua prima partita con la casacca giallorossa. L'anno seguente subì un grave infortunio al ginocchio, che lo mise fuori gioco per qualche tempo, e gli causò dolori lancinanti impedendogli persino di dormire per otto giorni consecutivi.

Nel 1975 andò in prestito al Vicenza, dove fece esperienza pronto a rientrare alla Roma per ricoprire un ruolo primario. Dalla stagione 76/77 Agostino Di Bartolomei diventò titolare inamovibile della Roma, formando un team perfetto con il brasiliano Falcao.

Con l'avvento della presidenza di Dino Viola e con il ritorno di Nils Liedohlm alla guida dei giallorossi, Di Bartolomei divenne il leader della squadra. Negli anni Ottanta raggiunse l'ambito ruolo di capitano della Roma, spesso osannato dal pubblico che, in coro, usava acclamarlo con un ritornello presto diventato mitico: OHOOO Agostino Ago, Ago, Ago, Agostino gol....

Di Bartolomei era un capitano atipico, sempre molto educato e posato nelle sue discussioni con gli arbitri: quando discuteva una decisione o chiedeva chiarimenti, si presentava con le mani raccolte dietro la schiena, con un fare conciliante e mai aggressivo, al contrario di quanto avveniva per quasi tutti gli altri giocatori.

All'inizio della stagione 1982/83 Liedholm ebbe la strana idea di arretrarlo al ruolo di libero, lasciato vacante dalla partenza di Maurizio Turone. Nonostante le prime perplessità sia da parte del pubblico che dello stesso giocatore ed i primi fallimentari risultati sul campo, col tempo il nuovo ruolo mostrò i suoi esaltanti frutti grazie soprattutto alla presenza di Pietro Vierchowod che suppliva alla carenza di velocità di base dello stesso Agostino, con azioni di recupero difensive mai più viste in un campo di calcio.

Le doti di Di Bartolomei erano decantate da Liedholm, che ne apprezzava i "lanci lunghi e perfetti", la "corsa elegante con la testa sempre alta" e i "tiri tremendi".

Questa stagione lo vide conquistare lo scudetto e segnare 7 gol in campionato su 28 presenze, mentre la seguente, 1983/84, caratterizzata dalla sconfitta contro il Liverpool nella finale di Coppa dei Campioni, fu l'ultima in giallorosso.

In totale Ago giocò con la Roma 308 gare (146 da capitano) segnando 66 gol. In 11 stagioni giallorosse conquistò anche tre Coppe Italia.

Tecnicamente parlando e dal punto di vista morale, dell'immagine, della lealtà e della sportività globale Agostino rimane un esempio indiscutibile del calcio italiano come pochi altri, ad esempio Gaetano Scirea.

Nella sua avventura romana ha ricevuto una sola espulsione, nella stagione 1978/79 contro la Juventus (gli venne sventolato il cartellino rosso insieme a Pietro Paolo Virdis), in cui segna però anche la rete della vittoria.

Nel 1984 venne inaspettatamente venduto per risanare le casse della società, complice l'arrivo del nuovo coach Sven Goran Eriksson: un mese dopo la sconfitta contro il Liverpool in finale di Coppa dei Campioni, giocò la sua ultima partita in maglia giallorossa nella finale di Coppa Italia vinta contro il Verona. I tifosi gli dedicarono uno striscione: "Ti hanno tolto la Roma ma non la tua curva". Si vociferò insistentemente di contrasti con Falcao, precipitati dal fatto che quest'ultimo si sarebbe rifiutato di tirare un rigore nella finale per una lesione di cartilagine.

Militò successivamente nelle file del Milan, e durante questo periodo, nel 1985 fu coinvolto nell'unico vero episodio di scorrettezza della sua carriera: l'attaccante romanista Ciccio Graziani colpì duramente Di Bartolomei in un intervento, e la reazione di quest'ultimo unita alle intemperanze dei compagni (ed ex-compagni) di squadra trasformò la partita in una rissa. Nelle interviste del dopo-partita, l'ex-compagno Bruno Conti disse che Ago giocava "tranquillo, pulito, senza mai uscire dal campo sudato", un'ambiguità che colpì molto i sentimenti del giocatore. Ma evidentemente il giocatore si sentì tradito dal comportamento della sua ex-società. Con il Milan disputa tre ottime stagioni segnando, tra l'altro, un bellissimo gol in un derby indimenticabile per i colori rossoneri.

Nel 1987 il Milan entrò nell'Era Sacchi, e nella squadra del "modulo" sacchiano non c'era più spazio per un regista puro ma lento come Di Bartolomei (ormai trentaduenne). Venne ceduto al Cesena; concluse la sua carriera nel 1990, nelle file della Salernitana, dove contribuì al raggiungimento della storica promozione in serie B dopo 24 anni di assenza.

Al termine della sua carriera calcistica, pur essendo stato sempre polemico con la vecchia dirigenza per la sua cessione, aspettò a lungo l'interessamento della Roma nei suoi confronti per iniziare una carriera dirigenziale nella squadra della sua città; interessamento che però non ci fu mai.

Fu anche opinionista per la RAI durante i mondiali di calcio nel 1990. Morì suicida il 30 maggio 1994 a S. Marco di Castellabate, un paesino della costa cilentana dove viveva, dopo essersi sparato un colpo di pistola al cuore a dieci anni esatti dalla finale di Coppa dei Campioni persa dalla Roma contro il Liverpool. Di Bartolomei pulì la sua Smith & Wesson calibro 38 con cura, poi si sparò dritto al cuore alle 10.50 del mattino, sul balcone della sua villa. L'intervento del figliastro che tentò di rianimarlo fu inutile.

I motivi del suicidio inizialmente ignoti - si parlò di alcuni investimenti andati male e l'apertura di una scuola calcio di poco successo - divennero chiari quando venne trovato un biglietto strappato in cui il calciatore spiegava i motivi del gesto: era in crisi economica, gli era appena stato rifiutato un prestito e si sentiva abbandonato dagli ex-compagni, "mi sento chiuso in un buco", scrisse

Recentemente il Comune di Roma gli ha dedicato una strada, insieme ad un altro sfortunato giocatore capitolino, l'ex-laziale Luciano Re Cecconi.

A San Marco di Castellabate, dove è morto, è stata fondata una scuola per giovani calciatori che porta il suo nome.

Alla vicenda sportiva e umana di Agostino è liberamente ispirata la storia di uno dei due protagonisti del film L'uomo in più di Paolo Sorrentino.

La canzone "La Leva calcistica del '68" di Francesco De Gregori non è dedicata a Bruno Conti, come alcuni sostengono erroneamente, ma ad Agostino Di Bartolomei.

Inoltre è a lui dedicata (ed è citato insieme a Marco Pantani e Luigi Tenco) la canzone di Antonello Venditti Tradimento e perdono contenuta nell'album Dalla pelle al cuore pubblicato nel 2007.

Palmarès

  • Campionato italiano: 1
    • Roma: 1982/1983
  • Coppa Italia: 3
    • Roma: 1979/1980, 1980/1981, 1983/1984

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categoria:approfondimenti, as roma
giovedì, 29 maggio 2008

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mercoledì, 28 maggio 2008

L'articolo tradotto del New York Post del 28 maggio 2008, pubblicato a pagina 3
 
Ciao Roma!
Il potente avvocato newyorkese Joseph Tacopina è sul punto di acquistare l'AS.Roma, storico club della capitale italiana. Tacopina mandato dal finanziere Soros è volato a Roma oggi per mettere la parola fine alle trattative d'acquisto, trattative che sono durate mesi, e mediate per conto della famiglia.
"Joe sta acquistando il team AS Roma con Soros come azionista di maggioranza e si appresta (Tacopina) ad esserne il nuovo presidente". Così dicono le nostre fonti. "Questo è un affare ottimo. In Italia il calcio è ovunque e a Roma, la Roma è il team più importante ora come ora" e continua "Tacopina è molto contento, per lui è un sogno che diventa realtà".
Tacopina che spesso è venuto in Italia per negoziare l'affare "ha parlato con le più alte sfere del governo italiano per avere la loro approvazione" Dice la fonte. Il Dapper Manhattan Litigator che si occupa della parte legale, si aspetta di chiudere l'affare "per la fine della settimana". dice la fonte. L'azionista di maggioranza, la famiglia Sensi, è favorevole alla chiusura dell'affare ora che il suo patriarca non è in salute. L'ammontare della cifra è ancora segreto.
Ma la nostra fonte, sostiene che Tacopina intenda incrementare le fortune finanaziarie della squadra perseguendo un'impresa di vendita aggressiva. "Questa squadra, già grande, può essere ancora più grande" dice la fonte. Tacopina che spesso interviene nei talk show come esperto giuridico, ha spesso rappresentato molti clienti importanti come l'ex commissario del NYPD Bernard Kerik accusato dell'assasinio dell'attore Lilio Brancato e ha difeso anche Joran Van Der Sloot sospettato della misteriosa scomparsa della ragazza americana Natalee Holloway della High school in Aruba.
L'avvocato, il qual
e padre è nato a Roma è sempre stato un appassionato giallorosso ed ha anche assistito alla finale della coppa del mondo a Berlino. La Roma è una delle squadre più popolari nella piazza italiana, ha appena concluso il campionato al secondo posto dietro l'Inter. La squadra in 81 anni ha vinto tre scudetti ed è sempre in competizioni nei grandi tornei europei.
Diversamente da ciò che accade in Inghilterra dove i compratori stranieri sono diventati comuni, la maggior parte dei club italiani continua a rimanere nelle mani di italiani, per questo l'eventuale acquisto da parte di Tacopina e Soros, che è di nascita ungherese, rappresenterebbe qualcosa di importante e nuovo. Ma Tacopina che è nato e cresciuto a Brooklin può comunque avere una calda accoglienza poichè possiede la cittadinanza italiana ed un ufficio legale a Milano.
(traduzione a cura di Massimo Plaja e Jacopo Sonnino)
 
L'articolo originale del New York Post
High-powered New York criminal defense lawyer Joseph Tacopina is on the verge of buying AS Roma - Rome's storied pro soccer team, The Post has learned.
Tacopina, who's being backed by international financier George Soros, is jetting to Rome today to put the finishing touches on the deal, which has been in the works for months, according to a source familiar with the deal.
"Joe is purchasing the Roma soccer team with George Soros as his main investor, and Tacopina's going to be the president of the team," the source said.
"This is just huge. In Italy, soccer's everything, and in Rome the Roma team's the biggest thing right now," the source said. "Tacopina's very excited. It's a dream come true."
Tacopina, who has been frequently flying to Italy to negotiate the purchase, "had to speak with the highest levels of the Italian government to get this approved," the source said.
The dapper Manhattan litigator - who will maintain his law practice - expects to close the purchase of Roma "by the end of the week," the source said.
The publicly held team's majority shareholders, the Sensi family, have agreed to the deal at a time when its patriarch is ailing.
The purchase price was not known.
But a source said Tacopina intends to aggressively pursue marketing ventures to boost the team's financial fortunes.
"This team, as huge as it is already, can be that much bigger," the source said. Tacopina, who frequently appears as a legal expert on television talk shows, has represented a slew of big-name clients, among them ex-NYPD Commissioner Bernard Kerik, accused cop killer and "A Bronx Tale" actor Lillo Brancato, and Joran van der Sloot, who was suspected in the mysterious disappearance of American high-school girl Natalee Holloway in Aruba.
The lawyer, whose father was born in Rome, has long been a major fan of Roma and attended soccer's World Cup final in Berlin in 2006. 
One of soccer-mad Italy's most popular teams, Roma just finished the season in second place behind Inter Milan in the nation's top division, Serie A. The 81-year-old squad has won three Serie A titles in its history, and frequently competes at the highest levels of European tournaments. 
Unlike England's Premier League, where foreign ownership of major teams has become common, Italy's top squads tend to be owned by Italians, so the purchase by Tacopina and Soros, who is Hungarian by birth, is a significant change.
But Tacopina, who was born and raised in Brooklyn, may get a warm reception because he holds Italian citizenship and has a law office in Milan.

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mercoledì, 28 maggio 2008



Crolla la Borsa, crollano i tifosi, crollano le illusioni, crolla la squadra: crolla tutto ciò che si era costruito sull’entusiasmo per il possibile ingresso del magnate americano, George Soros. Sabato, quando dopo il crollo dell’Inter erano crollati anche i nervi di Rosella Sensi, sembrava tutto deciso. Ieri sembrava tutto sfumato. Oggi, forse, sembrerà qualcos’altro. Le oscillazioni degli umori sono perfettamente interpretati dalle oscillazioni della Borsa. Ma una cessione societaria, non dipende da umori. Non è che i Sensi abbiano deciso di liberarsi della Roma. I Sensi, stando agli esperti di bilancio, non avrebbero molte alternative. E neppure la Roma che, al momento, sta perdendo Mancini e Ferrari, mentre Aquilani è sulla buona strada, qualche società sta tentando Juan, il Lecce reclama una decina di milioni per la sua metà di Vucinic, Mexes è nel mirino della concorrenza e De Rossi aspetta un ritocco del contratto. Forse dimentichiamo qualcosa. Ma anche chi crede che i Sensi possano continuare l’avventura dimentica una cosa importante: la realtà finanziaria della Roma.

Ecco, l’unico indizio certo nella corsa alla verità su trattative e prospettive della Roma, è la sua realtà economica. E questa sembra indicare che il ciclo della Roma targata Sensi è terminato con la vittoria in Coppa Italia, ultimo miracolo di anni coraggiosi e in un certo senso proprio miracolosi. La prospettiva è il ridimensionamento che punirebbe l’enorme lavoro fatto dalla proprietà in questi anni per tenere in piedi il sogno di Franco Sensi. Sarebbe un peccato uscire dalla porta secondaria quando, invece, una cessione intelligente lascerebbe scritto il nome dei Sensi con caratteri d’oro.

Non c’è dubbio che trattative di questo spessore viaggino a latitudini inaccessibili e prendano forma soltanto al momento dell’ufficializzazione. Tutto, l’esplosione e il crollo dei sogni, sembra fumo. Una cortina che divide in due le parti: i Sensi, che hanno scelto silenzi squarciati da comunicati che non appagano la curiosità dei tifosi, e questi ultimi che hanno già assunto il ruolo di controparte. A loro le oscillazioni della Borsa interessano relativamente, il bilancio lo fanno con i sentimenti, Soros è soltanto un nome, la fede è la Roma: richiamarla Rometta non gli va giù. E sui comunicati non c’è mai scritto che Roma sarà.

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categoria:as roma, la società, rosella sensi, george soros
mercoledì, 28 maggio 2008



Ha parlato. George Soros. E ha det­to no. Quando, ieri, il magnate americano ha incontrato gli uomini che da mesi (quasi un anno) stanno lavorando al progetto Roma e che, appunto, gli hanno riferito come il pro­getto, ora, poteva essere portato a compi­mento, la risposta ha avuto lo stesso effetto di una doccia gelata mentre uno sta dormen­do. «Non capisco perché mi chiediate della Roma, per me la situazione è rimasta la stessa del 18 aprile scorso» ha replicato, più o meno, Soros uccidendo sul nasce­re il solido ottimismo che, invece, nei giorni scorsi era stato manifestato in manie­ra inequivocabile da chi ha frequentazione quotidiane con l’uomo da undici mi­liardi di dollari.

POSSIBILI SVILUPPI - Addio, Roma, dunque, anche se usare parole senza ritorno in questa vicen­da, visti i precedenti, può sempre risultare pericoloso. Anche perché c’è un dato di fat­to che potrebbe far ripartire la vicenda, ma­gari con protagonisti diversi. Ovvero la si­tuazione debitoria di Italpetroli, controllan­te pure la Roma, che ha sempre quei 377 milioni di euro di debiti (circa 340 con le banche, soprattutto Unicredit) sui quali il dottor Profumo attende ancora un piano di ristrutturazione in grado di soddisfare le esigenze e le richieste di Unicredit. Ovvero ora tutti sanno che la Roma può essere ac­quistata.

LA VARIABILE TACOPINA - Intanto, per esempio, si può dare per certo che nei prossimi giorni l’avvocato di New York Joe Tacopina, nonno e papà di Roma, quartiere Monte Mario, una gran vo­glia di tornare alle sue radici, sbarcherà nuovamente nella capitale. Non più tardi di ventiquattro ore fa, Tacopina ai suoi più stretti collaboratori ha ribadito di non ave­re nessuna intenzione di mollare la Roma, confermando il suo arrivo a Roma e allo stesso tempo lavorando alla ricerca di un nuovo investitore che si entusiasmi all’idea di cominciare un’eventuale avventura colo­rata di giallorosso.

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sussurrato da: Totticorederoma alle ore 10:56 Permalink | commenti
categoria:as roma, la società, rosella sensi, george soros
lunedì, 26 maggio 2008



Leggendo in giro sembra che Soros si sia rotto le palle e non ci voglia più e che i Sensi rimarranno alla A.S. Roma...
 
Chiedo a voi "tifosi" (romanisti o no non importa):

"Secondo voi è finito l'idillio con l'Ungherese 90° uomo più ricco al mondo, o è una tattica delle Società per sistemare la cessione in santa pace, senza la pressione di media e/o tifosi?"

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sussurrato da: Totticorederoma alle ore 19:15 Permalink | commenti (2)
categoria:as roma, la società, george soros
lunedì, 26 maggio 2008

Chi guarda distrattamente il calcio non ha capito bene che cosa ci sia di tanto straordinario nel fatto che l'Inter abbia vinto il campionato, visto che negli ultimi anni ha speso una sassata di miliardi, è imbottita di campioni ed è arrivata prima pure l'anno scorso. Insomma, dov'è la notizia? Invece chi segue il pallone, quali che siano i suoi colori, sa che ci si trova di fronte a una rivoluzione copernicana, che non cambierà le sorti del paese ma in compenso stravolge le chiacchiere da bar e costringe tutti (interisti e no) a cambiare dopo oltre un decennio le regole non scritte delle litigate e degli sfottò in ogni luogo di lavoro della Repubblica.

Insomma, da questa settimana mutano ufficialmente i linguaggi, le polemiche e i memi da utilizzare quando ci si trova immersi nelle discussioni più consuete della socialità quotidiana. Quella che segue è dunque una breve guida per non farvi trovare impreparati al confronto, a seconda delle vostre preferenze calcistiche e tenendo conto che nel calcio - passione del tutto irrazionale - sono ammesse anche le argomentazioni più assurde, mentre la verità è mobile e soggettiva come in un film di Kurosawa.

Siete juventini
In quanto tifo di maggioranza relativa, è giusto partire da voi bianconeri. Fino a pochi anni fa, si sa, eravate oggetto di un odio popolare trasversale, il che vi faceva peraltro stare benissimo perché vincevate sempre. Poi le cose sono drasticamente cambiate e adesso, purtroppo per voi, in giro state molto più simpatici. Ma questo non è un buon motivo per non polemizzare, soprattutto con chi vi ha indebitamente sottratto - anzi rubato - lo status di squadra padrona e magari un po' predona. Quindi, sia ben chiaro che (anche) questo scudetto l'Inter l'ha vinto solo per merito di Guido Rossi, l'ex commissario della Federcalcio di nota fede nerazzurra che due anni fa guidò il sordido complotto di Calciopoli spedendo la Juve in serie B e assegnando a Moratti quel 14 titolo che altrimenti non avrebbe mai conquistato. Fu a seguito di quella manovra di palazzo, infatti, che la Juventus retrocessa si trovò costretta a vendere all'Inter i suoi due giocatori più bravi - Vieira e Ibrahimovic - senza i quali quest'anno Mancini e soci sarebbero arrivati al massimo terzi. Basta vedere la quantità di punti procurata in campionato dai due campioni trafugati e sottrarli alla classifica finale per scoprire che senza di loro la società di Moratti sarebbe sì e no nei preliminari di Champions, altro che tricolore. Ricapitolando: il 14 scudetto l'Inter l'ha arraffato a tavolino, il 15 l'ha saccheggiato con la Juventus smembrata da Calciopoli e costretta in serie B, quindi non vale niente, e al 16 è arrivata trafelatissima solo grazie ai due fuoriclasse estorti due anni prima ai bianconeri. Dunque l'ultimo titolo buono dell'Inter è quello del 1989, con Trapattoni in panchina, Matthaus in campo e De Mita premier. Per quanto riguarda i successivi, i nerazzurri sono solo "indossatori di scudetti altrui" .

Argomentazione aggiuntiva e facoltativa, a seconda del vostro grado di partigianeria: perché la Juventus è finita in B per le vaghe telefonate di Moggi e nessuno processa l'Inter dopo che sono state intercettate le frequentazioni malavitose di Mancini e Zanetti? Ulteriore variante, se siete juventini antiberlusconiani: lo spacciatore di droga ad Appiano Gentile non è come lo stalliere della mafia ad Arcore?

Siete romanisti
I suggerimenti polemici per voi giallorossi sono quasi superflui: in questi giorni basta accendere una delle radio tifose della capitale e ve ne saranno forniti in quantità tale da riempire una Wikipedia. Se tuttavia vi serve un pratico bigino, ecco i principali: 1. La Roma ha giocato meglio, anzi ha praticato quello che viene unanimemente considerato il più bel calcio del campionato. 2. L'Inter è stata palesemente aiutata dagli arbitri, il campionato è stato deciso dall'iniqua espulsione di Mexes nello scontro diretto di fine febbraio, dal mancato cartellino rosso a Materazzi contro il Parma e dalle molteplici agevolazioni di cui l'Inter ha goduto nel periodo cruciale, quello in cui i nerazzurri erano in crisi. 3. Non è leale il confronto tra un club che ha un'infinita disponibilità economica per collezionare fuoriclasse e un'altra che invece punta sul collettivo e sulla qualità di gioco. 4. L'Inter non dovrebbe nemmeno giocare il campionato italiano perché è una corazzata di mercenari stranieri: quindi, poveri fan nerazzurri che tra qualche settimana non avranno quasi nessuno dei loro agli Europei (copyright Enrico Vanzina). In sintesi estrema, le parole chiave sono: scudetto morale, aiutini, strapotenza economica, campionato falsato.

Poi ovviamente c'è l'argomentazione classica, vale a dire far notare com'è triste, cupa e menagrama la platea interista rispetto al solare innamoramento dei giallorossi per la Roma. Ultimo caso: la gioiosa festa con cui sono stati accolti a Fiumicino i secondi arrivati, da confrontarsi ipoteticamente con la festa (in senso opposto) che gli interisti avrebbero fatto ai loro giocatori se questi avessero perso lo scudetto all'ultima giornata. Insomma, "avete solo la nebbia". E se tutto questo non vi appagasse, come ha scritto il sito Corederoma.it, ricordatevi che "solo nei film c'è il lieto fine: nella realtà il prepotente regna, il corrotto prospera, i terremoti uccidono e l'Inter vince lo scudetto". Probabilmente può bastare.

Siete milanisti
A prima vista, la situazione per voi appare un filo più complessa. Il quinto posto non è un'eccellente base di partenza per contrapporsi frontalmente al nemico in questo momento. Tuttavia, di fronte ai cortei di giubilo nerazzurri, sotto la pioggia di domenica, in via Marghera c'era un passante rossonero che urlava come augurio "Pleurite, pleurite!". Insomma, non è che adesso bisogna per forza fare i signori. E poi, ragazzi, c'è sempre un passato recente su cui si può fare forza. "Meglio un anno in coppa Uefa che 43 anni senza Champions", ad esempio, è in questi giorni la tesi più ricorrente sui forum dei tifosi milanisti. Insieme a "oggi il calcio è morto", "noi vi abbiamo insegnato come si vince in Europa, ora vediamo se avete imparato qualcosa", e il definitivo "noi siamo campioni del mondo, chissà se voi lo diventerete nel 2010". Siccome poi non è che il tifo contro sia esattamente una cena di gala, molto gettonato è anche "un anno da 'campioni' non cancella una vita da coglioni". Chi ha una visione più cartesiana tende a ricordare i numeri (7 coppe dei campioni al Milan e 2 all'Inter, 104 derby vinti dal Diavolo contro i 90 dei cugini, e già che ci siamo ci sarebbero le cinque Supercoppe europee a zero). Altri fanno affidamento alle origini: i veri derby il Milan "li giocava quando l'Inter non esisteva ancora, cioè contro l'Enotria Goliardo e l'Ausonia pro Gorla".

Siete interisti
Licenziare lo psicoanalista è sempre un passaggio difficile, nella vita, anche se lo si fa a guarigione avvenuta. E siccome ora vi hanno detto che "sono scomparsi i fantasmi del 5 maggio", per voi il momento purtroppo è arrivato. Certo, ci sono alcuni problemi collaterali: che farne, ad esempio, di tutti i libri sulla vostra ventennale sindrome da perdenti? E chi vi racconterà la solita barzelletta sul tizio affetto da amnesia che accetta serenamente la notizia di avere l'Aids ma si butta dalla finestra quando gli dicono che è interista? E come si fa adesso che non si può più posare col volto affranto sugli spalti dopo la sconfitta, uno stereotipo da prima pagina più comune del cormorano unto di petrolio dopo l'affondamento della petroliera? Insomma, è a rischio la vostra unicità, la vostra diversità da tutte le altre squadre, che a volte vincono e a volte perdono. Ci avevate costruito un'identità, su questa "dolcissima malinconia" (copyright Beppe Severgnini) e adesso vi tocca trovarne un'altra. Mica facile.

Però una buona base di partenza può essere la sindrome da accerchiamento, quella del tipo: "Abbiamo vinto contro tutto e contro tutti" (copyright Massimo Moratti, molto citata lunedì a Milano). Ma se davvero volete sapere come ci si comporta dopo aver portato a casa uno scudetto, potete prendere esempio dagli eterni goliardi di Interisti.org. Che, invece di esultare sguaiatamente, nel giorno del trionfo hanno scelto l'understatement dedicando la loro pagina Web ai rivali rossoneri precipitati in coppa Uefa:"Attento Milan: non sottovalutare lo Slogobonetz Sport".


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sussurrato da: Totticorederoma alle ore 18:41 Permalink | commenti (11)
categoria:approfondimenti, curiosità
domenica, 25 maggio 2008

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sussurrato da: Totticorederoma alle ore 14:08 Permalink | commenti (2)
categoria:as roma, coppa italia, unico grande amore, grazie roma, le immagini salienti
domenica, 25 maggio 2008



Caroselli sfrenati sui Lungotevere fino all'una, poi tutti a Campo dei fiori. Centinaia, forse migliaia di giovani della curva Sud hanno affollato la piazza fino a notte inoltrata, tra canti e balli, sbandieramenti giallorossi, panini alla porchetta e fiumi di birra.
PAZZI - Finisce così, la stagione 2007-08: con i tifosi romanisti che sfogano la loro gioia, e con altri protagonisti della finale di coppa Italia vinta dalla Roma che invece danno via libera a emozioni non sempre euforiche, prima di lasciare l'Olimpico. Anche perché quella che si apre domani ha tutta l'aria di una settimana cruciale, tanto per i giallorossi quanto per l'Inter. "Pazzo di gioia" si definisce Vucinic, per spiegare il suo giro - un po' pazzo in effetti, se non anche provocatorio - sul campo nei meandri dello stadio a bordo di un mezzo elettrico, con Taddei a fianco e senza tralasciare nemmeno il settore ospiti...
SFOGHI - Di tutt'altro genere la felicità di Rosella Sensi, che quando viene intercettata da una selva di microfoni e telecamere si commuove e dice: "Ringrazio tutti quelli che ci sono stati vicini". Una battuta che ha tutto il sapore della fine di un'epoca. L'amministratore delegato della Roma sa che a breve l'assetto proprietario della società potrebbe cambiare radicalmente: la trattativa con il finanziere ungro-americano George Soros, nonostante le smentite ufficiali, sembra essere ripartita alla grande dopo lo stop di aprile. Lui, Soros, si stava quasi stufando, ma ora questo trofeo vinto contro i campioni d'Italia potrebbe risvegliare la sua passione per il giocattolo giallorosso.
QUATTRO LETTERE - Quello di Roberto Mancini è di sole quattro lettere, ma ha ugualmente anch'esso tutta l'aria dello sfogo. Il tecnico passa in zona mista ma non si ferma, ai giornalisti presenti dice solo "Ciao", e se ne va. Un commiato significativo, in cui si legge tanta voglia di mollare tutto e tutti e di cambiare aria. Per approdare dove, non è dato saperlo. L'unica certezza è che dal Chelsea hanno fatto capire che non è il Mancio il tipo di allenatore che loro cercano. Domani comunque l'atteso incontro con Massimo Moratti dovrebbe dire qualcosa in più sulla vicenda.
IL PARADOSSO - Quello che dovrebbe essere raggiante è Luciano Spalletti. Che invece si fa attendere molto a lungo per fare onore al cosiddetto terzo tempo rugbistico (in realtà un drink in area vip con molti ospiti e qualche giocatore delle due squadre) per poi esibirsi, anche lui, in uno sfogo. Paradossalmente, per un tecnico che ha appena alzato una coppa, si scaglia proprio contro l'obbligo di vincere: "Siamo sempre abbottonati ai trofei - lamenta l'allenatore della Roma - ma i miei ragazzi hanno fatto vedere soprattutto professionalità e applicazione, hanno seguìto un progetto, si sono assunti delle responsabilità. Così poi arrivano anche i risultati, che però non si riducono ad alzare una coppa: è un risultato anche riuscire a fare sport in un certo modo, con disponibilità". Spalletti ce l'ha anche con un certo gergo usato nel calcio: "Un 'delitto' non vincere, 'questione di vita o di morte' una partita: saranno modi dire, ma sono sbagliati perché creano un clima negativo. E' così che poi succedono casi come quello del Chelsea, che ha vinto una coppa, è arrivato in finale di Champions ma poi un rigorista è scivolato. Così tutta la gloria va al Manchester e il Chelsea viene smontato: via l'allenatore, via molti grandi giocatori...". Questo dunque lo Spalletti-pensiero: prima lo sport e il gruppo, poi i risultati. Chiunque rilevi la proprietà della Roma è avvertito: e lui è intenzionato anche a migliorare il suo inglese, per chiarire meglio...

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sussurrato da: Totticorederoma alle ore 12:28 Permalink | commenti (2)
categoria:as roma, coppa italia
domenica, 25 maggio 2008



La Coppa Italia l’ha alzata al cielo Francesco Totti davanti al presidente della Repubblica Napolitano. Una maglia bianca addosso con dietro il numero 9 grande (tante le volte che l’ha vinta la squadra giallorossa) e la data di oggi, 24 maggio 2008. Una maglia che indossavano anche tutti i suoi compagni per festeggiare in un Olimpico in delirio. La Roma ha avuto ragione dell’Inter prendendosi la rivincita sei giorni dopo aver dovuto arrendersi nella corsa scudetto. Un successo che Rosella Sensi, alla fine della partita paragona al tricolore e dedica a una persona speciale: «Questa coppa è per il presidente Franco Sensi, è meritata quanto lo scudetto. Una grande vittoria strameritata come tante altre che non sono arrivate. I campioni d'Italia siamo noi».

DECISIVI MEXES E PERROTTA – A decidere l’ennesima puntata della sfida infinita fra le due squadre sono stati Mexes (stupenda girata di destro ) e Perrotta (tocco facile dopo un bel triangolo con Vucinic), al termine di un match aperto, pieno di emozioni e in dubbio fino all’ultimo. Soprattutto perché l’Inter, che aveva subito il tremendo uno-due a cavallo fra primo e secondo tempo, ha reagito bene e, grazie alle mosse di Mancini, ha trovato in Pelè (entrato al posto di Stankovic) un trascinatore (e non solo per il gol). I nerazzurri, dopo aver accorciato le distanze, hanno sfiorato anche il clamoroso pareggio, con uno stupendo colpo di testa di Burdisso che ha centrato in pieno il palo. Ma il forcing nerazzurro non ha portato altri frutti: è finita con la Roma a festeggiare in campo. Mentre Totti e De Rossi alzavano la Coppa sotto la Curva Sud, Vucinic correva per il campo con l’automobilina del soccorso medico. E’ la serata della rivincita giallorossa.

LA GIOIA DI TOTTI - «Quest'anno abbiamo trovato una squadra un pò più forte di noi, un poco...». Francesco Totti rende omaggio all'Inter vincitrice del campionato ed insieme promette rivincite durante la festa. «Vincere la coppa in casa dà una grande soddisfazione - ha aggiunto Totti ai microfoni Rai - il nostro pubblico se lo merita. Cosa significa? La continuità della nostra competitività».

LA DEDICA DI SPALLETTI - Felice per la vittoria ovviamente anche Luciano Spalletti: «Per noi è una grande soddisfazione - ha detto ai microfoni di Roma Channel - Questa coppa la dedichiamo a Franco Sensi e a tutti i tifosi. I campioni d’Italia? Sono quelli dell’Inter, noi siamo secondi ma non perdenti, lo dicono i numeri di vittorie fatte in tutto il campionato».

LA FELICITA' DEI PROTAGONISTI - «Ci siamo tolti una grande soddisfazione», dicono sorridendo a fine partita i match winner Philippe Mexes e Simone Perrotta. «Ho fatto il primo gol del campionato e l'ultimo della stagione - dice il difensore francese - Daremo ancora di più il prossimo anno, vogliamo vincere altri trofei». La curva sud canta 'I campioni d'Italia siamo noi', Perrotta è d'accordo in parte: «Virtualmente forse lo siamo, ma non sulla carta. Stasera però ci siamo tolti una bella soddisfazione. Abbiamo fatto una stagione strepitosa, meritavamo questa coppa. Questa è stata una stagione che ricorderemo per molto tempo. A momenti lo sbaglio quel gol... sono stato fortunato». Felicità anche nelle parole di Cassetti: «Abbiamo vinto contro i campioni d'Italia vuol dire che ce la possiamo giocare alla pari». Lo segue Aquilani: «Vincere questa Coppa dà una doppia soddisfazione perchè abbiamo battuto i campioni d'Italia». Chiude Vucinic: «È fantastico vincere qui speriamo di continuare a farlo».

ROMA-INTER 2-1
ROMA (4-2-3-1): Doni; Cassetti, Juan, Mexes, Tonetto; De Rossi, Pizarro; Giuly (21' st Cicinho), Aquilani (46' st Panucci), Perrotta (28' st Brighi); Vucinic. A disp. Curci, Antunes, Mancini, Esposito. All. Spalletti
INTER (4-1-4-1): Toldo; Maicon, Burdisso, Chivu, Maxwell; J. Zanetti (45' st Crespo); Balotelli, Vieira, Stankovic (1' st Pelè), Cesar (17' st Jimenez); Suazo. A disp. Julio Cesar, Fatic, Maniche, Solari. All. Mancini
Arbitro: Morganti di Ascoli Piceno
Marcatori: 36' pt Mexes (R), 9' st Perrotta (R), 15' st Pelè (I)
Note: ammoniti Perrotta, Vieira, Vucinic, Burdisso, Pelè. Recupero 1' pt, 6' st. Spettatori 45 mila circa.

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sussurrato da: Totticorederoma alle ore 11:55 Permalink | commenti (2)
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