mercoledì, 07 ottobre 2009

Il capitano dei giallorossi riprende il suo consueto appuntamento con il Corriere dello Sport-Stadio: «Alla ripresa del campionato ci aspetta un tour de force che ci dirà quanto vale questa squadra: col Milan cercherò di esserci, ma ho preso un grosso spavento. I critici? Io rispondo sul campo»



Francesco Totti scrive per il Corriere dello Sport. Il capitano della formazione giallorossa riprende il suo consueto appuntamento con i lettori del nostro giornale e parla della sua situazione e quella della Roma.

Riprendo la rubrica con il Corriere dello Sport anche quest’anno, come or­mai è consuetudine. A 33 anni affronto il mio diciottesimo campionato. Era co­minciato in maniera abbastanza ne­gativa per noi, ma stiamo cercando di rimetterci in carreggiata. Siamo partiti con Spalletti e dopo due gior­nate è arrivato Ranieri. In questo pe­riodo sono state dette tante cose, so­no girate troppe voci, si è spesso sparlato e soprattutto qualcuno ha parlato di cose che non sa. Sul mio conto e non solo. Ma io personalmen­te so come sono fatto, sono una per­sona trasparente e leale e nel calcio l’unica arma che ho a disposizione è quella di rispondere sul campo. Le prestazioni e i numeri parlano chia­ro. Ma sfido chiunque a poter soste­nere che nella mia car­riera, sia in pubblico che in privato, io abbia parlato male di un diri­gente, di un allenatore, di un collega. Qualsiasi cosa avessi avuto da di­re a qualcuno l’ho sem­pre fatto direttamente con l’interessato e que­sto anche i giornalisti che mi conoscono e che frequentano Trigoria possono confermarlo.

Non seguo certe tra­smissioni, ma in questo periodo mi è capitato di vederne una casual­mente e mi sono stati ri­portati i contenuti di altre. Ci sono persone che davanti a un bicchiere di vino o a un piatto di pasta hanno espresso giudizi negativi sul mio conto. Non ci voglio credere, ma se qualcuno ha da muovermi qualche critica sa dove trovarmi. Anche al­cuni operatori dell’informazione - ed escludo quelli che mi conoscono e che quotidianamente frequentano Trigoria - hanno detto cose inesatte. Ma questo fa parte del gioco e alcu­ni di loro hanno costruito la loro pro­fessione sul poter parlare male di Totti. Certe persone dovrebbero rin­graziarmi e sperare che io giochi il più a lungo possibile, così potranno continuare a fare il loro lavoro. Se a qualcuno di questi commentatori si chiede dove sta Trigoria e come è fatta probabilmente non sanno ri­spondere. Se la ricordano ai tempi di Viola, ma è passato tanto tempo. A volte mi capita di incontrarli, io pos­so guardarli negli occhi, mentre loro spesso abbassano lo sguardo, o tut­t’al più mi chiedono una maglia.

E adesso un altro argomento che mi sta a cuore. All’interno della so­cietà mi sono sempre imposto di ave­re rispetto delle persone che lavora­no, quindi il mio confronto con i di­rettori Bruno Conti e Daniele Pradè avviene giornalmente su tutte le pro- blematiche. Questo non vuol dire che qualcuno ha comprato i miei si­lenzi. Tutt’altro, ci sono momenti in cui è corretto parlare pubblicamen­te ed altri invece in cui conviene fa­re le proprie valutazioni all’interno di certe stanze. Una cosa che mi manca terribilmente è la presenza dei nostri tifosi in trasferta. Vedere la curva chiusa per il divieto è una cosa che mi rattrista. Spesso in pas­sato attraverso il sostegno dei nostri tifosi siamo riusciti ad avere quella carica in più che ci ha permesso di ribaltare situazioni negative sul campo. Spero di ritrovare al più pre­sto la nostra curva, la mia curva. an­che in trasferta.

Questo è un campionato che ri­specchia il momento del calcio mon­diale, molto fisico e meno tecnico, un calcio nel quale le squadre sono tut­te corte e corrono, quindi anche le formazioni meno dotate dal punto di vista tecnico possono impensierire le cosiddette grandi. Credo che at­tualmente in Italia il mi­glior calcio lo giocano Udinese e Genoa, dal punto di vista dello spettacolo in Europa il top è il Barcellona. Ve­dere al comando della classifica la Samp fa un certo effetto, ma chiara­mente le squadre che non hanno le competi­zioni europee sono av­vantaggiate.

Un pensiero particola­re va a Carlo Ancelotti, che dopo aver vinto tan­to in Italia ha portato al­l’estero il suo metodo di lavoro, basato non solo sui sistemi tecnico- tattici, ma anche sul grande rapporto che ha con i cal­ciatori e credo che i miei colleghi del Chelsea abbiano già apprezzato le sue doti. Tra le squadre che lottano per la salvezza mi ha colpito molto il Chievo, una squadra ben organizza­ta, ma ci sono anche altre realtà, co­me il Bari e il Cagliari, che dimo­strano di avere un sistema di gioco collaudato.

L’ultima partita è stata la fotogra­fia di quello che vuole Ranieri: anda­re in campo per lottare, correre, im­pegnarsi e solo dopo il fischio finale si tirano le somme. Andare in svan­taggio in casa e ribaltare il risultato con il Napoli è stata un’impresa, ab­biamo dimostrato di essere un grup­po unito, ognuno pronto ad aiutare l’altro. Mi ha fatto molto piacere avere eguagliato Batistuta, ma biso­gna guardare avanti, personalmen­te, ponendomi obiettivi sempre più importanti, anche a lunga scadenza, cercando di fare gol anche nel nuo­vo stadio della Roma. Ma soprattut­to per la squadra, pensando già alla partita di Milano. Cercherò di recu­perare da questo infortunio al più presto, anche se mi sono preso un grosso spavento. Alla ripresa ci aspetta un altro tour di force che ci dirà quanto vale la Roma.

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martedì, 15 settembre 2009



La prima volta del dopo Luciano Spalletti, nei fatti si è trasformata in una totale, sottolineiamo totale, bocciatura di quel progetto gio­vani che, non più tardi qualche settima­na fa, la dottoressa Rosella Sensi (ri)presentò come fiore all’occhiello del­la società nel corso della conferenza stampa tenuta a Civitavecchia.

A Siena la linea verde è rimasta a guardare.
Chi a casa, chi in panchina, chi in tribuna. Il risultato positivo può anche giustamente far passare in secon­do piano, questo aspetto, ma il dato ri­mane. Soprattutto pensando in prospet­tiva perché se si punta sui giovani si de­ve anche sapere che per migliorare, ma­turare, crescere, questi ragazzi bisogna farli giocare. Altrimenti sarà difficile anche soltanto capire se potranno far parte in maniera solida del progetto Ro­ma per il futuro. In più, anzi in meno, c’è la considerazione che anche nel prossi­mo futuro, questi giovani sembra ogget­tivamente difficile immaginare che pos­sano avere lo spazio che la loro età esi­gererebbe.


C’è un nome su tutti che ci sembra l’emblema di questa situazione. E’ quel­lo di Jeremy Menez, anni ventuno com­piuti il sette maggio scorso, il principa­le prospetto, dicono così quelli bravi, se non altro perché poco più di dodici me­si fa è stato pagato dieci milioni e mez­zo di euro alMonaco . A Siena per il ta­lento francese neppure un minuto in campo. E se non fa altro che lo spettato­re quando Vucinic e Baptista sono redu­ci dagli impegni con la Nazionale, con il montenegrino operato il sei agosto scor­so e il brasiliano che a Siena è entrato in campo avendo visibilmente ancora il fu­so orario da smaltire, quando mai gio­cherà Menez? Interrogativo che rimane tale anche se, come auspichiamo, la Ro­ma non giocherà mai più con una sola punta di ruolo nella formazione titolare. E Motta? E’ stato l’unico giocatore per il quale sono usciti dei soldi dalle casse di Trigoria nell’ultimo mercato, eppure con Cicinho ancora in fase di recupero, l’ex dell’Udinese è rimasto in panchina per tutti i novanta minuti più recupero. E Guberti? Cioè l’altro nome nuovo (ol­tre a Lobont) dell’ultima campagna ac­quisti (si fa per dire). In tribuna a tifa­re per i compagni. E Cerci? Cioè il ra­gazzo cresciuto nelle giovanili che sem­bra avere le migliori potenzialità per po­tersi inserire nella Roma dei grandi. La­sciato a casa, neppure convocato. E Antunes che fine ha fatto? Come detto all’inizio ci sono molte motivazioni che possono costituire una risposta, ma ci sono anche molti motivi per ritenere che per questi ragazzi il futuro non sarà molto più incopertina. E allora, per fa­vore e perlomeno, non si parli più di un progetto giovani. Almeno per il momen­to.

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martedì, 15 settembre 2009

Fabio Capello a Trigoria prima della "fuga" a Torino.


«Perché non ho mai allenato la Nazionale italiana? Semplice, non mi interessa». Diretto e senza peli sulla lingua. Fabio Capello risponde a 100 domande in un'intervista che sarà in edicola domani. Il Ct della Nazionale inglese si racconta, parla del mondo del calcio e non solo. «Avere una casa, una famiglia, viaggiare», sono le tre così a cui Capello proprio non può rinunciare. Il calcio è solo un «lavoro».

Sul collega per cui nutre più stima il tecnico di Pieris non ha dubbi: «Marcello Lippi». Meno sbilanciato quando gli viene chiesto un confronto tra Lippi e Mourinho. «Sono due bravi allenatori. Entrambi vincenti. Ma non mi chieda di sceglierne uno».

Parlando di mercato, per Capello non ci sono 30 mln di differenza tra Kakà e Cristiano Ronaldo: «Si vede che stavolta i dirigenti del Manchester sono stati più bravi di quelli del Milan». Capello è piuttosto sicuro anche quando deve indicare il giocatore più forte del mondo: «Lionel Messi». Per la palma del miglior calciatore italiano i nomi sono invece due: «Buffon e De Rossi».

È difficile immaginare un Capello fuori dal mondo del calcio. «Se non fossi diventato un calciatore avrei guidato un Boeing». Il tecnico di Pieris non sente una grande affinità con il mondo della politica, ma quando gli viene chiesto se andrebbe a cena con Berlusconi o con Di Pietro, non ha dubbi nella risposta: «Certamente Berlusconi».

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martedì, 15 settembre 2009

Il tecnico giallorosso cambierà l'assetto tattico a partire da giovedì a Basilea. Si affiderà al 4-4-2 con Totti-Vucinic in attacco, ma l'obiettivo è anche recuperare Baptista



Dopo la vittoria contro il Siena, Claudio Ranieri ha abbracciato tutti i suoi giocatori, anche Artur, che non ha giocato e Baptista, che aveva fatto entrare dalla panchina per poi sostituirlo. Il nuovo allenatore ha vinto la partita di esordio, ma sa che i problemi che atta­nagliano la Roma dall’inizio della stagione non sono scomparsi nei novanta minuti di domenica pomeriggio. Ranieri ha trovato una squadra sfiduciata. Le prime due sconfitte in campionato e la contestazione dei tifosi avevano lasciato il segno. I giocatori è come se avessero perso la voglia di combattere. Ha dovuto lavorare molto sotto l’aspetto psicologico nei primi giorni. Ha trovato giocatori che avevano perso certezze.

MODULO - Sul piano tattico sa che dovrà ancora fare molto. La sua prima Roma non è quella vera. Domenica aveva bisogno di far fronte a una situazione di emergenza, ma pur avendo idee diverse da quelle di Spalletti, non giocherà mai con una sola punta. L’entusiasmo condiviso nello spogliatoio dopo la vittoria contro il Siena e l’abbraccio con i giocatori, sono sensazio­ni positive, sulle quali Ranieri potrà lavorare per costruire la sua Roma. Il nuovo tecnico insisterà con il suo progetto di rimodellare la squadra sul 4-4-2, con il centrocampo a rombo. Il suo attacco di base sarà composto da Totti e Vucinic, due giocatori che si sanno trovare a occhi chiusi, con il capitano che può inventare il gol in qualsiasi momento e il montenegrino che è uno dei pochi giocatori che può dare profondità alla squadra. Ma nonostante la prestazione negativa di Siena non ha bocciato Julio Baptista e vuole rilanciare Okaka. Ieri ha lavorato molto con il giovane attaccante, gli ha parlato a lungo. Mentre Menez potrebbe trovare spazio giovedì a Basilea.

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martedì, 25 agosto 2009



Giovedì ci sarà il ritorno di Europa League (andata 3-3, la Roma vinceva 1-3!!!) e domenica sera la sfida con la Juventus all'Olimpico di Roma (diretta Sky pre 18)

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domenica, 24 maggio 2009

Griglia ancora in fase di sviluppo. Si giocherà il 30 luglio e il 6 agosto



La Roma aggancia l'Europa League e comincia a pensare al turno preliminare che si giocherà con match di andata e ritorno il 30 luglio e il 6 agosto
. La Coppa Uefa, l'ultima vinta dallo Shakhtar Donetsk contro il Werder Brema, lascia dunque spazio alla competizione voluta da Michel Platini. La finale si disputerà ad Amburgo, in Germania. Attualmente queste le squadre che accederanno direttamente al terzo turno, proprio come la Roma. Lazio e Genoa sono già qualificate al quarto turno preliminare.



Austria: Austria Vienna, vincitrice della Coppa d'Austria
Belgio: Bruges
Bulgaria: Seconda classificata e la vincitrice della Coppa di Bulgaria (Pirin Blagoevgrad o Lovech)
Croazia: Hajduk Spalato
Danimarca: FC Copenaghen
Francia: Paris Saint Germain, Tolosa, Lille o Rennes
Germania: Amburgo
Grecia: Terza classificata
Inghilterra: Fulham o Tottenham
Israele: Vincitrce della Coppa d'Israele (Beitar Jerusalem o Maccabi Haifa)
Norvegia: Vålerenga IF e Fredrikstad FK
Olanda: PSV Eindhoven
Polonia: Ruch Chorzow, finalista Coppa di Polonia
Portogallo: Nacional o Braga
Repubblica Ceca: FC Slovan Liberec
Romania: la quarta classificata
Russia: Krylya Sovetov
Scozia: Heart of Midlothian
Serbia: FK Sevojno Uzice, in finale di Coppa di Serbia
Slovacchia: MFK Kosice
Spagna:Valencia,Villareal o Deportivo La Coruna
Svezia: Göteborg
Svizzera: FC Sion vincitore della Coppa di Svizzera
Turchia: terza classificata (Trabzonspor, Galatasaray, Sivasspor o Besiktas)
Ucraina: Metalist Kharkiv o Metalurh Donetsk
Ungheria: Fehérvár

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domenica, 24 maggio 2009

«Futuro? Cose si dicono al momento giusto»



«Me l'hanno detto i miei giocatori che sono rimasti particolarmente colpiti. Se è vero questo, quelli che vengono al campo per offendere e picchiare sono quelli che non amano questo sport e lo usano, devono restare a casa. Se si offende uno come Maldini si è passati oltre il limite del lecito sotto tutti gli aspetti». Nel dopo Milan-Roma il tecnico giallorosso, Luciano Spalletti, stigmatizza il comportamento dei tifosi milanisti che hanno rovinato la festa di addio a Paolo Maldini, gridando e esponendo uno striscione "C'è solo un capitano: Franco Baresi".

EUROPA LEAGUE - Per quanto riguarda la partita vinta 3-2 dalla Roma Spalletti ai microfoni di Stadio Sprint su Rai due aggiunge: «va dato merito ai ragazzi di aver lavorato in modo serio e corretto in questa situazione. Bravi i ragazzi che hanno vinto in un campo difficile come questo». Europa League raggiunta: «dà fiducia e forza alla società. Il futuro è sicuramente roseo per questa squadra e questa società». E quello dell'allenatore? «Le cose giuste vanno dette al momento giusto».

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venerdì, 17 aprile 2009

Può giocare in Europa League (ex Uefa) già il 30 luglio.
Così il 5º posto vale un tesoro.
Chi arriverà quinto è sicuro di cominciare il cammino continentale soltanto il 20 agosto con il quarto turno.
Sull’inizio della stagione delle italiane qualificate peserà anche l’esito della Coppa Italia: ecco tutte le possibili situazioni





La Roma tifa Inter e Juve. Ma il campionato c’entra poco. Stiamo parlan­do di Coppa Italia. Dove i giallorossi gra­direbbero assai una finale tra nerazzurri e bianconeri. Perché solo così l’eventua­le sesto posto in classifica, quello occupa­to ora dalla squadra di Spalletti, garanti­rebbe l’ingresso in Europa League (la nuova Coppa Uefa) all’ultimo playoff (il quarto turno). Cosa che fa tutta la diffe­renza del mondo. Soprattutto per un fat­to di date e, quindi, di programmazione. Ecco perché, in caso di Lazio o Samp vin­citrice della Coppa Italia, il sesto posto in campionato farebbe entrare in gara al terzo turno. Il raggiungimento del quin­to posto quindi assume contorni assai più importanti di quello che si potrebbe pen­sare.
Spieghiamo meglio.

QUALIFICAZIONE - Nell’Europa che da qualche anno a questa parte propone ci­clicamente grandi novità, l’ultima è, ap­punto, l’Europa League. Per l’Italia la prossima stagione giocheranno questo torneo la quinta e la sesta del campiona­to, più la vincitrice della Coppa Italia. Quest’ultima e la quinta cominciano dal quarto turno. Questo accadrebbe in caso di vittoria di Sampdoria o Lazio. La sesta, che attualmente è la squadra di Spallet­ti, da regolamento, entrerebbe in scena al terzo turno, che vedrà il primo atto, gara d’andata, il 30 luglio, il ritorno il 6 agosto. Ecco perché, in attesa dell’esito finale della Coppa Italia dove peraltro la Sam­pdoria ha più di un piede nella finalissi­ma dell’Olimpico dopo il tre a zero inflit­to all’Inter nella sfida d’andata a Maras­si, per la Roma può diventare molto im­portante raggiungere il quinto posto, ora della Fiorentina distante cinque punti. Perché, appunto, la quinta avrà in ogni caso la garanzia di entrare in scena nel­l’Europa League nell’ultimo turno di pla­yoff (dopo la competizione sarà struttura­ta in dodici gironi da quattro con gare di andata e ritorno, le prime due andranno avanti) che, come detto, si giocherà l’an­data il venti (tre giorni prima del via del campionato) e il ritorno il ventisette ago­sto. Nel caso in cui una delle due finaliste della Coppa Italia sia già qualificata per la Champions, le cose cambierebbero co­sì: quinta e sesta della A giocano l’Euro­pa League dal quarto turno, la finalista (ma, ovviamente, perdente) della Coppa Italia entra dal terzo turno.

RITIRO - Non bisogna avere un’intelli­genza superiore alla media per capire co­me giocare la prima partita ufficiale del­la stagione il trenta luglio, voglia dire cambiare radicalmente il programma estivo e, di conseguenza, pure tutto il re­sto, con rischi che si estenderebbero an­che al campionato, visto, per esempio, quello che è accaduto al Napoli (l’anno scorso impegnato nei preliminari di Cop­pa Uefa e ancora prima nell’Intertoto) in questa stagione, splendido fino a Natale, poi più o meno scomparso. Considerando questa eventualità, la Roma ha previsto due ipotesi di ritiro. La seconda, quella meno gradita, cioè giocando il trenta lu­glio, prevede una partenza per il ritiro negli ultimi giorni di giugno (Brunico la sede favorita, ma ci sono in ballo anche un paio di località austriache). E questo comporterebbe una serie di problemi che, di fatto, potrebbero costringere di­versi giallorossi a non fare vacanze. Il campionato, infatti, si concluderà il 31 maggio, ci sarebbe il tempo per il mese (o quasi) di vacanze, ma diversi romanisti saranno impegnati in Confederations Cup (14-28 giugno, convocazioni almeno una settimana prima) con l’Italia (De Rossi, Perrotta, Brighi, Aquilani), il Bra­sile (Juan, Baptista, Doni), la Francia (Mexes), qualcun altro, poi, giocherà la fase finale dell’Europeo Under 21 (Mot­ta e Andreolli) in programma in Svezia dal 25 al 29 giugno (ritiro già fissato da Casiraghi dal 3 giugno). Insomma tutti questi giocatori rischierebbero di finire con le rispettive nazionali e ripartire su­bito con la Roma. Non proprio la situazio­ne ideale. Ecco perché il quinto posto po­trebbe valere un tesoro.

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