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mercoledì, 28 maggio 2008
Crolla la Borsa, crollano i tifosi, crollano le illusioni, crolla la squadra: crolla tutto ciò che si era costruito sull’entusiasmo per il possibile ingresso del magnate americano, George Soros. Sabato, quando dopo il crollo dell’Inter erano crollati anche i nervi di Rosella Sensi, sembrava tutto deciso. Ieri sembrava tutto sfumato. Oggi, forse, sembrerà qualcos’altro. Le oscillazioni degli umori sono perfettamente interpretati dalle oscillazioni della Borsa. Ma una cessione societaria, non dipende da umori. Non è che i Sensi abbiano deciso di liberarsi della Roma. I Sensi, stando agli esperti di bilancio, non avrebbero molte alternative. E neppure la Roma che, al momento, sta perdendo Mancini e Ferrari, mentre Aquilani è sulla buona strada, qualche società sta tentando Juan, il Lecce reclama una decina di milioni per la sua metà di Vucinic, Mexes è nel mirino della concorrenza e De Rossi aspetta un ritocco del contratto. Forse dimentichiamo qualcosa. Ma anche chi crede che i Sensi possano continuare l’avventura dimentica una cosa importante: la realtà finanziaria della Roma.
Ecco, l’unico indizio certo nella corsa alla verità su trattative e prospettive della Roma, è la sua realtà economica. E questa sembra indicare che il ciclo della Roma targata Sensi è terminato con la vittoria in Coppa Italia, ultimo miracolo di anni coraggiosi e in un certo senso proprio miracolosi. La prospettiva è il ridimensionamento che punirebbe l’enorme lavoro fatto dalla proprietà in questi anni per tenere in piedi il sogno di Franco Sensi. Sarebbe un peccato uscire dalla porta secondaria quando, invece, una cessione intelligente lascerebbe scritto il nome dei Sensi con caratteri d’oro.
Non c’è dubbio che trattative di questo spessore viaggino a latitudini inaccessibili e prendano forma soltanto al momento dell’ufficializzazione. Tutto, l’esplosione e il crollo dei sogni, sembra fumo. Una cortina che divide in due le parti: i Sensi, che hanno scelto silenzi squarciati da comunicati che non appagano la curiosità dei tifosi, e questi ultimi che hanno già assunto il ruolo di controparte. A loro le oscillazioni della Borsa interessano relativamente, il bilancio lo fanno con i sentimenti, Soros è soltanto un nome, la fede è la Roma: richiamarla Rometta non gli va giù. E sui comunicati non c’è mai scritto che Roma sarà.
mercoledì, 28 maggio 2008
Ha parlato. George Soros. E ha detto no. Quando, ieri, il magnate americano ha incontrato gli uomini che da mesi (quasi un anno) stanno lavorando al progetto Roma e che, appunto, gli hanno riferito come il progetto, ora, poteva essere portato a compimento, la risposta ha avuto lo stesso effetto di una doccia gelata mentre uno sta dormendo. «Non capisco perché mi chiediate della Roma, per me la situazione è rimasta la stessa del 18 aprile scorso» ha replicato, più o meno, Soros uccidendo sul nascere il solido ottimismo che, invece, nei giorni scorsi era stato manifestato in maniera inequivocabile da chi ha frequentazione quotidiane con l’uomo da undici miliardi di dollari.
POSSIBILI SVILUPPI - Addio, Roma, dunque, anche se usare parole senza ritorno in questa vicenda, visti i precedenti, può sempre risultare pericoloso. Anche perché c’è un dato di fatto che potrebbe far ripartire la vicenda, magari con protagonisti diversi. Ovvero la situazione debitoria di Italpetroli, controllante pure la Roma, che ha sempre quei 377 milioni di euro di debiti (circa 340 con le banche, soprattutto Unicredit) sui quali il dottor Profumo attende ancora un piano di ristrutturazione in grado di soddisfare le esigenze e le richieste di Unicredit. Ovvero ora tutti sanno che la Roma può essere acquistata.
LA VARIABILE TACOPINA - Intanto, per esempio, si può dare per certo che nei prossimi giorni l’avvocato di New York Joe Tacopina, nonno e papà di Roma, quartiere Monte Mario, una gran voglia di tornare alle sue radici, sbarcherà nuovamente nella capitale. Non più tardi di ventiquattro ore fa, Tacopina ai suoi più stretti collaboratori ha ribadito di non avere nessuna intenzione di mollare la Roma, confermando il suo arrivo a Roma e allo stesso tempo lavorando alla ricerca di un nuovo investitore che si entusiasmi all’idea di cominciare un’eventuale avventura colorata di giallorosso.
lunedì, 26 maggio 2008
Leggendo in giro sembra che Soros si sia rotto le palle e non ci voglia più e che i Sensi rimarranno alla A.S. Roma...
Chiedo a voi "tifosi" (romanisti o no non importa):
"Secondo voi è finito l'idillio con l'Ungherese 90° uomo più ricco al mondo, o è una tattica delle Società per sistemare la cessione in santa pace, senza la pressione di media e/o tifosi?"
sabato, 24 maggio 2008
Potrebbe essere il 26 maggio la data decisiva per la cessione della società capitolina al magnate americano George Soros. Secondo La Gazzetta dello Sport, tre giorni fa ci sarebbe stato l'incontro decisivo tra le parti: Gian Roberto De Giovanni, legale dei Sensi, avrebbe incontrato a Milano Steven Horowitz, rappresentante della Inner Circle Sports. Si sarebbe trovato l'accordo per cedere l'intero pacchetto azionario per una cifra pari a 283 milioni di euro. Rosella Sensi dovrebbe mantenere un ruolo nel futuro consiglio d'amministrazione della nuova proprietà.
venerdì, 23 maggio 2008
Alla fine è arrivata la smentita. L’Italpetroli, in qualità di controllante di A.S. Roma, non ha ricevuto alcuna manifestazione di interesse, quindi offerta, da parte di fondi riconducibili a George Soros o a Raffaello Follieri, per l’acquisizione del pacchetto di maggioranza del club giallorosso. Stavolta il comunicato è chiaro, fa i nomi. Quasi a voler sussurrare: noi ci siamo, e voi?
Il retroscena, però, racconta circostanze diverse soprattutto in merito a Follieri. Storie e indiscrezioni a caccia di conferme. L’imprenditore pugliese, infatti, avrebbe deciso di avvicinarsi alla A.S. Roma circa otto mesi fa, da innamorato, calcisticamente parlando, di Francesco Totti. In quelle settimane avrebbe incaricato Steven Horowitz, rappresentante della Inner Circle Sports, e l’avvocato Joseph Tacopina di impostare l’operazione, non volendo uscire allo scoperto in prima persona, essendo amministratore di importanti fondi americani ed internazionali. Tacopina e Horowitz, quindi, avrebbero iniziato a confrontarsi con il legale scelto dalla famiglia Sensi, Gianroberto De Giovanni. La due diligence sarebbe stata conclusa, ad opera degli incaricati di Follieri, tra gennaio e febbraio scorsi. Poi la situazione è cambiata. Follieri non avrebbe più gradito la consulenza di Horowitz e Tacopina per ragioni legate ad alcuni sponsor da inserire nella trattativa e avrebbe spogliato entrambi del compito datogli. Fin qui ipotesi e nulla più...
Qualche tempo dopo, i due legali avrebbero tentato di coinvolgere George Soros nell’affare legato all’acquisto della A.S. Roma.
Allo stato attuale, offerte scritte non sono pervenute alla famiglia Sensi, anche perché sarebbero dovute essere state pubblicate, come impone la Consob. Il magnate con il cognome palindromo sarebbe pronto a chiudere la trattativa in due giorni circa, ma non vuole partecipare nella maniera più assoluta ad aste. Per muoversi (attraverso i suoi rappresentanti) dall’America deve avere la certezza della disponibilità a vendere da parte dei Sensi; meglio se questa arrivasse per iscritto. Certo è che, se emissari di Soros (gli stessi della scorsa volta?) arrivassero nell’arco della prossima settimana, lo farebbero solo per mettere fine alla lunga trattativa, che si protrarrà fino al termine del mese per consentire ai ragazzi di Spalletti di vivere con la dovuta serenità la finale di Coppa Italia.
Raffaello Follieri, invece, gestendo direttamente i quattro fondi, potrebbe manifestare un’offerta ai proprietari di A.S. Roma senza l’aiuto di una cordata d’imprenditori. Tra i programmi del manager foggiano figurerebbe la volontà di mantenere inalterato l’attuale organigramma del club giallorosso, da Rosella Sensi a Luciano Spalletti, passando per Daniele Pradè. La partita è complicata e potrebbe vedere una svolta durante la prossima settimana. Soros e Follieri si affrontano da tempo per comprare la A.S. Roma. E il magnate americano, di origini ungheresi, pare in netto vantaggio sul rivale. Ma in pochi ricordano che l’arbitro dell’incontro si chiama Sensi, l’unico vero proprietario della club stesso. Almeno finché lo vorrà.

venerdì, 23 maggio 2008
Chi lo conosce bene, garantisce che in questo momento tutti (o quasi) i pensieri di George Soros siano rivolti alla difussione del suo ultimo libro di economica, cosa a cui tiene tantissimo. C’da crederci, anche se la vicenda Roma, garantiscono gli stessi, di fatto nonmai stata cancellata dai suoi pensieri. Piaceva, e continua a piacere, al magnate americano l’idea di questa avventura nel calcio italiano dopo che negli Stati Uniti per cinque anni stato il proprietario della squadra di
soccer di Washington, risultati tre titoli e una finale, mica male no? Del resto George Sorosun personaggio che difficilmente quando ha giocato qualche partita,uscito dal campo sconfitto. La sua vita una specie di romanzo, partito dal nulla, oggi tra gli uomini piricchi del mondo, un patrimonio stimato superiore ai dieci miliardi di dollari, interessi che svariano in tutti i settori, un fondo, il Soros Fund Management, tra i piimportanti e garantiti al mondo, che stato alla base della sua fortuna.
ORIGINI - Soros nato in Ungheria il 12 agosto del 1930, da cui fugg, dopo aver combattuto contro i nazisti, nel 1946, sfruttando la partecipazione a un congresso giovanile sulla lingua esperanto di cui il padre era stato uno dei fondatori (Soros parla correntemente l’esperanto che a casa sua era praticamente la lingua ufficiale) oltre che scrittore. La prima tappa la fece a Londra dove si laureralla London School of Economics nel 1952. Quattro anni dopo il trasferimento negli Stati Uniti che sono diventati la sua seconda patria. Come obiettivo aveva quello di guadagnare abbastanza denaro per potersi mantenere come autore e filosofo (la filosofia una sua grande passione). L’obiettivostato raggiunto alla grande, tantovero che oggi uno dei finanzieri piimportanti al mondo, capace di orientare i mercati di tutto il mondo. Basti ricordare come nel 1992 costrinse la Banca d’Inghilterra a svalutare la sterlina dopo un’operazione in cui aveva investito dieci miliardi di dollari cambiati in moneta inglese. Quell’operazione, all’epoca, gli valse il titolo di uomo che distrusse
la Banca d’Inghilterra .
INTERESSI - Il magnate americano-ungherese anche molto noto per essere un filantropo. Si stima che ogni anni elargisca circa quattrocento milioni di dollari in beneficenza, ricerca, azioni di appoggio a tutti quei movimenti contro le dittature. Fu, per esempio, un acceso sostenitore in Polonia di Solidarnosc, coscome di tutti i movimenti che si opponevano al regime sovietico (garantanche molti aiuti ai civili durante l’assedio di Sarajevo). Negli Stati Uniti da sempre stato contro
Bush, traducento tutto questo in un deciso sostegno, anche economico, a chiunque abbia cercato di contrastarlo. Attualmente vicinissimo a Barak Obama che ormai sembra destinato a ricevere la candidatura per il partito Democratico.
Da sempre avversario di George Bush, ora vicinissimo ad Obama nella corsa per la presidenza degli Usa Noto anche per essere un filantropo particolarmente munifico: 400 milioni di dollari destinati ogni anno per beneficenza e ricerca
NEGLI STATI UNITI DAL ’56
George Soros compir78 anni il prossimo 12 agosto.
Nel riquadro, Joe Tacopina, avvocato penalista a New York
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